Ernia discale cervicale

Quanto detto per quanto rigurada l'etiopatogenesi dell'ernia discale lombare, vale anche per il tratto cervicale della colonna vertebrale. Anch'esso, come il tratto lombare, soggetto ad ampi gradi di movimento (e quindi esposto al sovraccarico funzionale), ma, diversamente dalla colonna lombare, meno esposto agli effetti negativi dell'assorbimento del carico.
Per quanto concerne la patologia da ernia del disco cervicale valgono i principi esposti nel capitolo dedicato all'ernia del disco lombare, specie per quanto riguarda la diagnostica (clinica, strumentale - EMG, per immagini) ed il trattamento conservativo (farmacologico, ortopedico). Diversa è invece la struttura che può essere compressa dalla erniazione discale.
Infatti se ernie cervicali postero-laterali possono produrre compressioni di radici nervose del plesso cervicale o brachiale (con conseguente dolore irradiato lungo l'arto superiore), le ernie mediane possono comprimere il midollo spinale, con conseguenze molto più gravi e drammatiche (tetraparesi, tetraplegia) (Fig. 1).

  
Fig. 1
 

Trattamento chirurgico

Le peculiarità anatomiche della colonna cervicale impongono una strategia chirurgica diversa; non è infatti possibile (se non in casi del tutto particolari) raggiungere il canale vertebrale (ed il disco erniato) per mezzo di una via chirurgica posteriore. E' cioè necessario raggiungere il disco aggredendo la colonna vertebrale per via anteriore (o meglio antero-laterale) (Fig. 4) e rimuovere in toto il disco intervertebrale (Fig. 5), che andrà sostituito da un innesto osseo (Fig. 6) o da una gabbia in carbonio (per ripristinare la distanza intervertebrale) (Figg.10-11).
L'intervento chirurgico descritto prevede, dopo la rimozione del disco intervertebrale, l'effettuazione di un'artrodesi intersomatica. In altre parole, una fusione dei due corpi vertebrali tra loro (v. Fig. 7). Due sono le tecniche chirurgiche che vengono utilizzate con l'utilizzo di innesti ossei (prelevati dall'ala iliaca), che portano il nome dei due Autori, che le hanno messe a punto: Cloward e Smith-Robinson (v. Fig. 2, 3) . L'abolizione del movimento tra le due vertebre può però condurre, nel tempo, ad un sovraccarico funzionale dei due dischi vicini. E' infatti intuitivo che la impossibilità di movimento tra le due vertebre si traduce in una maggiore richiesta funzionale a carico dei segmenti adiacenti, con possibilità, nel tempo, di patologie discali da sovraccarico.


         
Fig. 2 Interv. di Smith-Robinson Fig. 3  Interv. di Cloward
35 36a 37
Fig 4 Fig. 5 Fig. 6

 
 

 
38 39fg 39a
 Fig 7  Fig. 8  Fig. 9
38  Cornerstone   Inserimento Cornerstone
Fig.7 Fig.10   Fig.11
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Fig. 12

Negli ultimi 5 anni è stato possibile ovviare a questa eventualità con l'introduzione di protesi discali , le quali conservano il movimento tra i corpi vertebrali.

CHIRURGIA DEL RACHIDE
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