Protesi cervicali

In caso di ernia del disco cervicale, l'intervento chirurgico prevede, dopo la rimozione del disco intervertebrale, l'effettuazione di un'artrodesi intersomatica. In altre parole, una fusione dei due corpi vertebrali tra loro. Due sono le tecniche chirurgiche che vengono utilizzate con l'utilizzo di innesti ossei (prelevati dall'ala iliaca), che portano il nome dei due Autori, che le hanno messe a punto: Cloward e Smith-Robinson (vedi Ernia Discale Cervicale). Altre tecniche oggi più utilizzate prevedono l'utilizzo di cages (in carbonio, in PIC, in titanio), che vengono zeppate con innesti ossei.

L'abolizione del movimento tra le due vertebre può però condurre, nel tempo, ad un sovraccarico funzionale dei due dischi vicini. E' infatti intuitivo che la impossibilità di movimento tra le due vertebre (fuse tra loro) si traduce in una maggiore richiesta funzionale a carico dei segmenti adiacenti, con possibilità, nel tempo, di patologie discali da sovraccarico (Fig. 1).

Fig. 1

Ne è esempio il caso di Fig. 1. Paziente di 37 anni con ernia discale sintomatica C5 - C6 (A, B), operata secondo la tecnica di Smith Robinson (C). Tre anni più tardi (D) discopatie da sovraccarico funzionale ai due livelli superiori (D). La paziente fu nuovamente operata con l'utilizzo di cages intersomatiche (E, F).

Negli ultimi 5 anni è stato possibile ovviare a questa eventualità grazie all'introduzione di protesi discali. Il primo modello di protesi utilizzato, e quello che a tutt'oggi ha il maggiore utilizzo ed il più corposo follow up,  è la protesi di Bryan (Fig. 2), che consente, oltre al ripristino della motilità intervertebrale, anche l'assorbimento dei carichi. Altri modelli, apparsi più recentemente, non sono caratterizzati da questa peculiarità (Fig. 3) (Prestige, ProDisc C, etc.). Tutte queste protesi conservano il movimento tra i corpi vertebrali (Fig. 4), ma non sono state progettate per assorbire i carichi statico - dinamici, che gravano sul rachide cervicale.


Fig. 2  Bryan   Prestige  Discover
Fig. 3

Ad oggi in Europa sono state utilizzate più di 6.000 protesi cervicali con ottimi risultati.

Il nostro Centro ha utilizzato protesi cervicali di Bryan in  45  casi, spesso  inserendo più di un livello di protesi per paziente. I risultati appaiono soddisfacenti, sia in termini di abolizione dei sintomi, che in termini di ripristino del movimento.

Fig. 4

L'intervento viene effettuato in anestesia generale seguendo una via chirurgica antero - laterale (Fig. 5). Il paziente viene munito (in seconda giornata post - operatoria) di un collare ortopedico, che indosserà per 15 giorni, al trmine dei quali sarà lasciato libero da qualsivoglia ortesi, con raccomandazione di evitare movimenti bruschi ed attività lavorative, che possano indurre movimenti esagerati della colonna cervicale, per 2 mesi.

Fig. 5  

CHIRURGIA DEL RACHIDE
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