Rachide Cervicale

In ragione delle particolarità anatomiche (e funzionali) è opportuno suddividere il rachide cervicale in due tratti: quello superiore (che comprende la I^ e la II^ vertebra cervicale (atlante ed epistrofeo); quello inferiore (dalla III^ alla VII^ vertebra cervicale).

Rachide Cervicale Superiore

Le fratture delle prime due vertebre cervicali sono lesioni non infrequenti e che richiedono, nella maggior parte dei casi, un trattamento conservativo (non chirurgico). Spesso i pazienti con codeste lesioni sono anziani e quindi gli apparati di immobilizzazione gessata non sono proponibili. D'altro canto va evitato l'allettamento prolungato di codesti soggetti, in ragione della possibile insorgenza di patologie correlate (polmonari, etc.). Per tali ragioni spesso viene utilizzato un apparato di contenzione chiamato Halo - Vest. Si tratta di un cerchio (in acciaio od in carbonio) munito di viti perticolari, che vengono fissate al cranio del paziente, e che è solidarizzato ad un corsetto in plastica (che viene indossato dal paziente) (Fig. 8).

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Fig. 8 Esempio di Hangman's fracture di C2 trattata con Halo

Rachide Cervicale Inferiore

Le lesioni traumatiche che coinvolgono la colonna cervicale inferiore (C3 - C7) possono essere suddivise in lesioni che colpiscono esclusivamente (oppure in maniera preponderante) i corpi vertebrali ed in lesioni che interessano esclusivamente (oppure in maniera preponderante) le strutture posteriori (articolazioni posteriori).Si è sempre considerato che i differenti vettori traumatici che causano le lesioni traumatiche del rachide cervicale (vettori di compressione, di rotazione, di flessione laterale, di estensione) possano agire singolarmente od in associazione tra loro nel determinare la lesione traumatica. A nostro avviso, sia per le particolari caratteristiche anatomiche delle vertebre cervicali (e conseguentemente delle caratteristiche del movimento intervertebrale della colonna cervicale), sia per la conformazione in lordosi della stessa, sia per l'azione dei muscoli anteriori e posteriori del collo, è da ritenersi che il vettore traumatico che gioca un ruolo (esclusivo o comunque determinante) nella patogenesi della lesione traumatica sia quello di compressione; tale vettore avrà effetti dei tutto differenti a seconda che il rachide cervicale sia posto (nel momento dell'evento traumatico) in posizione di iperestensione, di iperflessione, di situazione intermedia, di rotazione o di flessione laterale). Codeste diverse situazioni "posturali" consentono che il vettore traumatico "scarichi" i suoi effetti fratturativi in modo maggiore (od esclusivo) sulle strutture (ossee e ligamentose) anteriori (corpi vertebrali) o posteriori (articolazioni zigoapofisarie). Senza scendere in maggiori particolari, le fratture dei corpi vertebrali si possono suddividere in: tear drop fractures (fratture a "goccia") e burst fractures (fratture da scoppio). Mentre le prime vengono curate con mezzi conservativi (apparecchi ortopedici o gessati), le seconde (che spesso si accompagnano a compressione midollare - (vedi Fig. 1) debbono essere trattate chirurgicamente.

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Fig. 1 - 2  

In questi casi, essendo la lesione prevalentemente (od esclusivamente) appannaggio della porzione anteriore della vertebra, la chirurgia sarà anteriore (v. Fig.16) ed è costituita dalla rimozione del corpo vertebrale fratturato, dalla sua sostituzione con un innesto osseo e dalla stabilizzazione con una placca avvitata ai due corpi vertebrali vicini.

Le lesioni che interessano esclusivamente (od in modo preponderante) la porzione posteriore (arcale) delle vertebre cervicali sono: le lussazioni (mono o bilaterali) delle zigoapofisi articolari posteriori (zigoapofisi significa apofisi gemella, poiché le articolazioni posteriori sono in realtà gemelle cioè eguali), le fratture dei massicci articolari e le lesioni ligamentose gravi (èntorses gràves secondo Roy Camille, che le descrisse per primo). Tutte codeste lesioni, notevolmente instabili, non possono essere condotte a guarigione con metodi conservativi (incruenti) e vanno perciò trattate chirurgicamente. In codesti casi, contrariamente a quanto detto per le lesioni dei corpi vertebrali, l'aggressione chirurgica sarà posteriore e la riduzione verrà mantenuta con placche avvitate ai massicci articolari. (v. Figg. 3-5).

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 Fig. 3
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Fg. 4 - 5
 

CHIRURGIA DEL RACHIDE
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