Rachide Toraco Lombare

Le varie classificazioni via via proposte negli anni (Holsworth; Denis; Gertzbein; Magerl) hanno sempre indicato le differenti lesioni traumatiche in ragione del meccanismo fratturativo e dell'instabilità della lesione stessa.

Senza entrare nello specifico della classificazione proposta da F. Denis, vediamo alcuni tipi di lesioni traumatiche del rachide toraco - lombare, le quali, vedendo coinvolte almeno due colonne longitudinali di stabilità,debbono essere trattate chirurgicamente.

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Come detto dianzi le lesioni fratturative della colonna toracica e lombare che necessitano di trattamento chirurgico sono le lesioni giudicate "instabili". Gli scopi del trattamento chirurgico sono: ridurre la lesione traumatica per consentirne la guarigione (senza che si instaurino deformità causate dal trauma - post-fratturative - o che si instaurino instabilità croniche progressive (proprio per l'impossibilità di una lesione traumatica "instabile" di giungere a guarigione); decomprimere le strutture nervose (midollo spinale) compresse da frammenti ossei.Tali obiettivi si raggiungono per mezzo di interventi chirurgici che vengono definiti OSTEOSINTESI VERTEBRALI o STRUMENTAZIONI VERTEBRALI. Essi consistono nell'applicare sulla parte posteriore (arco neurale) (Figg. 6, 7) od anteriore (corpo vertebrale) (Fig. 9) delle vertebre degli apparati metallici (in acciaio od in titanio) capaci di ridurre la frattura vertebrale e di mantenerla ridotta (senza l'ausilio di tutele esterne) sino a guarigione. Tali sistemi di osteosintesi vertebrale debbono altresì essere in grado di distribuire alle vertebre quei vettori necessari ad ottenere la riduzione.

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 Fig. 6  Fig. 7
  Fig. 8
 
Fig. 9

Il tratto di colonna vertebrale toraco-lombare che percentualmente è con maggiore frequenza sede di lesioni traumatiche è la così detta giunzione toraco-lombare (quel tratto di colonna cioè che è il punto di passaggio tra la colonna toracica e quella lombare); quasi il 60% delle fratture vertebrali avvengono a tale livello.

Qualora la lesione traumatica abbia coinvolto il midollo spinale, e conseguentemente vi sia presente un quadro clinico di paresi o paralisi degli arti inferiori (o di tutti e quattro gli arti in caso di compressione del midollo cervicale) sarà necessario, nel corso dell'intervento chirurgico, ridurre la frattura e rimuovere i frammenti ossei causa della compressione. (Figg. 7, 8) E' necessario sottolineare a questo punto che, anche se il quadro clinico di una paralisi completa (sensitiva e motoria) non significa con certezza che vi sia un danno irreversibile del midollo, non è a tutt'oggi possibile stabilire se tale quadro clinico potrà essere risolto o migliorato da un tempestivo intervento chirurgico di decompressione. Perciò,nonostante i notevoli progressi compiuti dalla diagnostica per immagini (Risonanza Magnetica Nucleare) e dal trattamento farmacologico in emergenza (cortisone ad altissime dosi), in presenza di un quadro clinico di danno midollare in frattura vertebrale è imperativo effettuare un intervento chirurgico in urgenza allo scopo di: ridurre la lesione traumatica, stabilizzarla, decomprimere il midollo spinale. La rimozione delle cause compressive non può che produrre favorevoli risultati sulla funzione midollare (sempre che la lesione traumatica non abbia provocato un danno irreversibile del midollo).

CHIRURGIA DEL RACHIDE
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